Debito pubblico globale e la classifica dei cattivi

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Da qualche anno a questa parte in ogni stagione e periodo si sente parlare di debito pubblico. Non importa la latitudine o il fuso orario, ormai la problematica del debito rappresenta una delle grandi sfide per le economie mondiali e per il futuro del mondo come lo conosciamo.
L’Economist ha perfino creato una “Mappa Interattiva del Debito Pubblico Globale” che offre un aggiornamento della situazione del debito con un contatore in “tempo reale” e offre anche la possibilità di vedere uno storico dei dati relativi agli ultimi dieci anni per ogni nazione.

Una delle infografiche ma sopratutto uno dei più interessanti punti di vista sulla situazione del debito pubblico globale la offre comunque l’Atlante di Bank of America nel suo rapporto “Mondo in continua trasformazione”.

All’interno della mappa troviamo i paesi a maggiore rischio di subire un crac delle finanze pubbliche. A volte dati di questo tipo vengono misurati in termini assoluti o percentuali e ci si riferisce all’ampiezza del debito o al suo rapporto con il prodotto interno lordo del paese esaminato. In questo caso invece i dati sono misurati in termini di Credit default swap cioè in termini di strumenti derivati che servono agli investitori per assicurarsi contro un eventuale default.

Il concetto e’ semplice: più è caro acquistarli e più è probabile che il default accada e accada presto.

Mappa del rischio default globale
Mappa del rischio del debito pubblico globale

In testa a questa non invidiabile graduatoria del debito pubblico globale troviamo il Venezuela, di gran lunga il paese più rischioso. I Credit default swap costano circa il doppio dei derivati corrispettivi di uno altro stato altamente rischioso come la Grecia.

La corsa al ribasso del petrolio  sta spingendo Caracas sull’orlo del crac. L’ex colonia spagnola e’ da tempo l’anello debole dei Paesi Opec. Il 96% delle sue entrate in valuta estera, infatti, derivano dall’export di greggio e per rimborsare agli investitori (che hanno in pancia titoli del suo debito pubblico) i capitali investiti dovrebbe vendere il proprio oro nero ad almeno 117-120 dollari al barile. Cifre lontanissime dai prezzi attuali.

Nelle parti bassi della classifica e osservando l’andamento dei paesi europei, Spagna e Irlanda, che hanno dovuto ricorrere come la Grecia a piani di salvataggio per restare finanziariamente solventi, vengono invece percepite a prova di default, avendo Cds più bassi di Italia e Portogallo.

Chiudono Germania, Svizzera, Svezia e Stati Uniti i paesi più sicuri al mondo. Forse.

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