La critica è una pillola amara ma pur sempre una medicina

Volkswagen e l’ipocrisia dei primi della classe

in Cosa succede nel mondo?/Perché l'economia fa girare tutto!

Volkswagen esce distrutta, a livello di immagine, dallo scandalo sulle emissioni. Ma la questione si sta rapidamente traducendo in un dramma economico dalle proporzioni ancora difficilmente calcolabili.

Secondo l’Epa, il gruppo aveva impiegato un software che, “accorgendosi” del controllo in corso permetteva di ottenere dati in linea con i parametri richiesti per i veicoli a gasolio, mentre nella guida reale le emissioni reali potevano superare fino a 40 volte quelli dichiarati. Diminuendo i consumi ma aumentando esponenzialmente i rischi per la salute.

Ora scopriamo che il secchione della scuola truccava i compiti in classe, dopo aver sempre rifiutato di aiutare i compagni di banco meno dotati. Una delle industrie più potenti del mondo, e più avanzate, scoperta a barare da un gruppo di ricercatori universitari americani.

Il macchinario che ha individuato la truffa Fonte: WEST VIRGINIA UNIVERSITY
Il macchinario che ha individuato la truffa Fonte: West Virginia University

Ma la preoccupazione ora si volge altrove; la bufera che ha colpito la Volkswagen potrebbe rivelarsi una minaccia per la stabilità dell’economia tedesca, scatenando un’onda deflativa gigantesca e rischiando ripercussioni piu’ gravi della famigerata crisi del debito greco.

Credete che questo sia un discorso esagerato? Allo stato attuale le scorte (e di riflesso l’offerta) sono su livelli record. La crisi di Volkswagen sta avvenendo nel momento di massima espansione del gruppo (dopo aver chiuso il semestre inaugurale del 2015, per la prima volta nella storia, in testa alla classifica di vendite mondiali).

 

Il problema di scorte in eccesso per Volkswagen. Fonte: Wall Street Journal
Il problema di scorte in eccesso per Volkswagen. Fonte: Wall Street Journal

La casa di Wolfsburg rappresenta oggi uno dei maggiori datori di lavoro del paese, con più di 270.000 occupati nel paese e altrettanti all’estero. A questi numeri si aggiungono le immatricolazioni: basti pensare che Volkswagen ha venduto quasi 600.000 vetture solo negli Stati Uniti lo scorso anno, circa il 6 per cento dei suoi 9,5 milioni di vendite globali (sono 11 milioni le vendite dell’intero gruppo). Il settore dell’export infatti è uno di maggior successo della Germania.

Ne risentirà? E’ molto probabile.

I numeri del gruppo Volkswagen Fonte: Soldionline
I numeri del gruppo Volkswagen Fonte: Soldionline – Ansa

Inoltre la preoccupazione sta riguardando altri marchi automobilistici tedeschi.
Secondo il quotidiano tedesco Bild, anche Bmw potrebbe essere coinvolta nello scandalo delle emissioni: le X3Drive 20d produrrebbero emissioni 11 volte superiori ai limiti previsti dalle norme Euro6. Ma desta dei dubbi anche Seat, la casa automobilistica spagnola filiale del gruppo Volkswagen.

Le agenzie di rating (Fitch in testa) si preparano a declassare il rating di Volkswagen stimando in diversi miliardi le perdite dei prossimi anni. Le azioni Volkswagen hanno perso circa 15 miliardi di euro di capitalizzazione in pochi giorni.  Gli azionisti hanno perso più di un terzo del capitale in una caduta che sembra senza fine.

Negli Usa Volkswagen dovrà ritirare 500.000 auto a un costo di 39.000 dollari l’una (quasi 20 miliardi di dollari in tutto) e pagare una multa di uguale importo,  portando così il computo delle perdite immediate a circa 55 miliardi di euro. Ma la prospettiva appare ancora più nera, in funzione del crollo previsto delle vendite mondiali e a agli altri ritiri ventilati da numerosi paesi: secondo le agenzie stampa, circolano nel mondo 11 milioni di veicoli Volkswagen (e della sua sottomarca Audi) identici a quelli messi sotto accusa negli Stati uniti praticamente un anno di vendite dell’intero gruppo automobilistico.

E’ difficile stimare con esattezza l’importo totale del valore del danno a medio termine ma e’ realistico parlare di centinaia di miliardi di euro (potrà sforare i 300 miliardi di euro, che provocherebbero una bancarotta immediata se non fossero ripianati.

Volkswagen realizza vendite per oltre 200 miliardi di euro l’anno, è il più grande investitore al mondo in ricerca e sviluppo, assicura in Germania centinaia di migliaia di posti di lavoro diretti (e milioni di posti indiretti). Il settore auto pesa per 300 miliardi di euro di esportazioni, la prima voce del made in Germany. Il governo tedesco sarà costretto ad intervenire per salvarla (essendone azionista) e lo farà violando e forse demolendo le regole europee sugli aiuti di Stato, quelle che avevano rimesso un minimo d’ordine nel rapporto fra politica e imprese e quelle così invocate durante la crisi greca. Per la Frankfurter Allgemeine Zeitung l’azienda di Wolfsburg e il suo indotto valgono tra il 2% e il 3% del Pil e occupano l’1,5% circa dei lavoratori tedeschi.

Forse, a guardar bene, lo scandalo che in questi giorni sta investendo la Volkswagen era prevedibile già qualche tempo fa. Almeno stando a quanto diceva Greenpeace, quando già nel 2011 aveva messo in campo una campagna pubblicitaria che riprendeva ironicamente un famoso spot di Volkswagen.

Un lato oscuro mostrato proprio negli Usa quando, ricordava nel 2011 Greenpeace Uk, la società si stava opponendo con tutte le sue forze al piano di efficienza dei carburanti del presidente Obama. Poi la retromarcia dovuta alle critiche mondiali: era il 2011 e sembrava che Volkwagen avesse  cambiato il suo approccio.

A distanza di quattro anni, purtroppo, sappiamo che non era così.

Ma all’ambiente che e’ successo davvero?  Il Guardian stima che l’inganno di Volkswagen abbia prodotto quasi un milione di tonnellate di emissioni di NOx (i poco conosciuti ossidi di azoto, tra i principali inquinanti dell’aria)  all’anno, più o meno «quanto ne producono tutte le centrali elettriche, le auto, le industrie e l’agricoltura del Regno Unito».

E questo solo negli Stati Uniti, dove le auto diesel sono solo il 3% dei veicoli privati; in Europa sono circa la metà del totale, e se la frode dovesse essere confermata anche da noi, i dati sull’inquinamento sarebbero enormi.

Questo scandalo potrebbe diventare un occasione per cambiare pagina per tutto il comparto automobilistico mondiale nella direzione di un vero impegno verso motori di nuova generazione non più orientati ai combustibili fossili.

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