La critica è una pillola amara ma pur sempre una medicina

Parigi brucia e l’Europa si risveglia in guerra

in Cosa succede nel mondo?

Parigi ripiomba nel terrore sotto il peso di un attacco terroristico multiplo senza precedenti.

I bersagli? civili ed inermi, persone normali la cui unica colpa e’ stata quella di trovarsi nel momento sbagliato nel posto sbagliato. Sono morti camminando in una via, mangiando in un ristorante, guardando una partita di calcio e ballando ad un concerto.

Uccidere per fare rumore. Non e’ questa la finalità ultima di ogni attacco terroristico?

Colpi di Kalashnikov in un ristorante, poi in un club (dove un centinaio di persone sono state prese in ostaggio).

E ancora l’esplosione di tre granate allo Stade de France, alla periferia di Parigi, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania e un ennesima sparatoria a Les Halles.

L'imponente evacuazione Stade de France dopo le esplosioni (lapresse)
L’imponente evacuazione dello “Stade de France” dopo le esplosioni (La Presse)

L’assedio e’ imponente e il risultato (per i terroristi) e’ garantito: agenti con giubbotti antiproiettile, mitra e pistole schierati a guardia delle strade, l’invito alla popolazione a non uscire di casa, l’invio dell’esercito. Il presidente Hollande promette pugno duro e chiusura delle frontiere.

E’ il caos. Parigi ferita al cuore e la popolazione ha paura. E la memoria torna agli avvenimenti dello scorso gennaio.


Gli attacchi sono stati condotti senza nessuna strategia di fuga per gli attentatori e rappresentano un salto di qualità del terrorismo internazionale tra attacchi kamikaze simultanei e sequestri ed esecuzioni a uomo colpendo obiettivi insospettabili e per questo indifendibili.

Il messaggio dei terroristi e’ chiaro: nessuno e’ al sicuro e nessuno può difendervi.

E mentre il mondo si ferma nel cordoglio e i militanti dell’Isis celebrano su Twitter gli attacchi di Parigi, questo giorno diventa l’occasione perfetta per gli speculatori per riversare il loro odio sui social network e guadagnare consensi,  banchettando sulle carcasse e contribuendo, di fatto, a legittimare il successo degli attentatori.

L'attentato di Parigi nella prima pagina del quotidiano "Libero" rilanciato dal profilo Twitter di Roberto Maroni
L’attentato di Parigi nella prima pagina del quotidiano “Libero” rilanciato dal profilo Twitter di Roberto Maroni

Politici e commentatori vari non si sono degnati neppure di rispettare qualche ora di silenzio prima di sparare a zero. Ed in questo momento è molto facile per loro fare di tutta l’erba un fascio.

Gli slogan sono sempre i soliti: i musulmani sono tutti terroristi, gli immigrati vengono in Europa per ucciderci, chiudiamo le frontiere e rimandiamoli a casa, sono tutti pericolosi. Che siano cose vere o false, realizzabili o impossibili, sensate o meno, in questo momento attirano like e consensi come il miele.

Ma se gli attacchi in Francia sono scioccanti non possiamo fingere che essi rappresentino un evento del tutto inaspettato, soprattutto in considerazione della gestione “occidentale” della situazione Medio Orientale ed in particolare del conflitto siriano.

L'attentato di Beirut (REUTERS/Hasan Shaaban)
L’attentato di Beirut (REUTERS/Hasan Shaaban)

Il fattore religioso e’ diventato ormai solamente un pretesto ed un metodo propagandistico. L’ISIS viene combattuto quasi esclusivamente da miliziani musulmani (siriani, curdi ed iraniani).

Proprio l’altro ieri l’Isis ha ucciso 41 musulmani in un violento attentato a Beirut in un attacco kamikaze avvenuto in una strada commerciale affollata.

Questa non è una guerra tra cristiani e musulmani. Questa e’ guerra e basta.

E la Francia ha pagato a caro prezzo i bombardamenti iniziati a Settembre sul suolo siriano.

Del resto la scelta di non inviare una forza militare da impiegare sul campo a livello terrestre ed il ridimensionamento del ruolo dell’Onu alla sola gestione dei campi profughi, ha di fatto trasformato la lotta all’ISIS in una battaglia condotta a base di bombardamenti aerei auto gestiti dalle varie potenze, che pur migliorando la situazione sul campo, ha generato un prevedibile cambio di strategia nell’ISIS.

Immaginate di essere un terrorista sulla cui testa sfrecciano droni e cacciabombardieri contro cui non avete armi ne per difendervi ne per contrattaccare. 

Quando l’ISIS si troverà vicino al collasso i jihadisti si sparpaglieranno ulteriormente per il globo, quelli che hanno cittadinanza occidentale riusciranno facilmente a ritornare “in patria”. Per l’ISIS, costretto alle corde e con l’impossibilità di attaccare i velivoli occidentali e le basi di loro provenienza, la decisione di estendere la politica del terrore per spingere l’opinione pubblica occidentale a ritirare ogni tipo di intervento e’ quasi obbligata e rappresenta una continuazione rispetto alle strategie adottate in Afghanistan e in Iraq. Vagheggiare di strategie “vincenti” nella lotta al terrorismo non risolverà la situazione.

Parigi brucia e l’Europa si risveglia in guerra. Una guerra complessa nella quale la dimensione del giusto o sbagliato, del buono e del cattivo e’ già stata persa da tempo.   

Intanto migliaia di musulmani nel mondo hanno deciso di dire la propria, sfidando non solo lo Stato Islamico ma anche un certo tipo di Islam dal quale non si sentono rappresentati, con la campagna #notinmyname. Siamo in guerra, ma non a tutti e’ ancora chiaro chi sia il nemico.

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