Lasciamo il Natale ai bambini

in Cambiare si può!

C’era una volta la fiaba del Natale, una di quelle storie affascinanti rigorosamente a lieto fine, che ho sempre odiato. Ma se è vero che nelle fiabe tutto finisce bene è altrettanto vero che non tutto va per il meglio. Anzi.

Il dramma è il vero protagonista di tutte le fiabe dal classico “crudele maleficio” all’intramontabile “nemico impossibile”.

E non è un caso se nelle fiabe a sconfiggere figure minacciose e potenti magie, ci siano un sacco di bambini. Bambini abbandonati in un bosco, bambini braccati da matrigne crudeli, bambini non amati, bambini sperduti. I bambini delle fiabe disobbediscono sempre ai divieti. Lasciano aperte porte che dovevano essere chiuse, scelgono strade in cui non avrebbero dovuto camminare e vanno esattamente dove non sarebbero dovuti andare.

E imparano a credere in loro stessi, imparano a controllare e affrontare i propri demoni e imparano ad amarsi e farsi amare.

Morale della fiaba? speranza, fede. E fantasia.

Mentre l’epoca Disney ci consegnava altri protagonisti oltre ai bambini (animali, mostri, robot, perfino macchine ed aerei) i valori delle fiabe e i loro lieto fine sono rimasti gli stessi. Intanto, intorno a noi, il progresso economico, industriale e tecnologico ci consegnava uno scenario diverso, uno scenario che nasconde i tanti bambini protagonisti di fiabe moderne.

Cosi capita di vivere in un mondo dove nascere nel lato ricco del mondo (negli Stati Uniti o in Europa per intenderci) può voler dire essere uno dei 20 milioni di bambini curati con psicofarmaci per depressione, ansia e deficit di attenzione ed educati ad una vita da consumatori. Mentre nascere in un paese come India, Cina e Pakistan, può voler dire essere uno dei 74 milioni di bambini impiegati in attività ad alto rischio (250 milioni lavoratori minorili illegali nel mondo) e educati a una vita da operai sottopagati e sfruttati.

Quello che troverà Gesù, quest’anno, scendendo sulla Terra, nella magnifica cornice che decora in questi giorni le nostre città, sarà un mondo pieno di bambini a cui stiamo togliendo la fantasia in nome di un progresso che appariva rapido ma ora si mostra insostenibile e distruttivo per le economie locali e per il pianeta.

Che cosa possiamo aspettarci da questo mondo se i bambini non credono più alle fiabe? Se sognano male o se non sognano per nulla?

In un mondo fatto d’immagini saremo distratti per qualche giorno dal rosso delle vesti e dall’ipocrisia di un buonismo di circostanza, dalla neve finta e dai canditi.

Narra la fiaba del Natale, la storia del bambino nato nel gelo in una stalla, con un letto di paglia come culla e un bue e un asinello come riscaldamento. Negli anni abbiamo svuotato questa fiaba dal significato religioso, rivendicandone la laicità a colpi di regali e di lucine luminose.

Lasciando il nulla dietro di noi.

Lasciamo il Natale ai bambini: non è la nostra festa! Noi non siamo più in grado di sognare. E se è vero che cambiare il mondo non è un’impresa semplice, iniziamo a cambiare la realtà che ci circonda. I regali più grandi che si possano fare a dei bimbi oggi sono molto particolari e a bassissimo costo: amici al posto di playstation e televisione, camminate al posto di divani, genitori al posto di baby-sitter, virtuali o elettroniche che siano, condivisione e consapevolezza al posto di catene telefoniche, senso di giustizia al posto di egoismo e prevaricazione.

Regali per amore e non per smaltire un’assenza. Valori e non oggetti, nella speranza che i bambini del futuro disobbediscano ai nostri divieti e non si arrendano alla realtà, come stiamo facendo noi.

Altrimenti un mondo pur ecologico e zeppo di pannelli solari non significherà gran che.

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