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WhatsApp: perché su internet ci regalano (quasi) tutto?

in Tecnologia, scienze e cose da nerd

Mentre Apple si prepara a creare in Italia il primo Centro di Sviluppo App iOS d’Europa, con un post pubblicato sul proprio blog ufficiale, la celebre applicazione di messaggistica WhatsApp ha comunicato che renderà gratuiti i propri servizi.

Se gli 89 centesimi l’anno che risparmieremo di certo non stravolgeranno lo stato di salute delle nostre finanze, gli stessi, moltiplicati per il numero degli utenti mondiali dell’applicazione (che ha raggiunto quota 800 milioni e ora punta al miliardo) rendono l’idea della ragguardevole cifra alla quale la società rinuncerà con questa operazione.

Da piccoli ci hanno insegnato a diffidare dei regali, soprattutto da quelli provenienti da sconosciuti, eppure avere servizi in omaggio è una delle cose alle quali il mondo di oggi ci ha più abituati: notizie, servizi di email, navigatori satellitari, applicazioni di ogni genere perfino video, musica e contenuti pornografici. E si sa le abitudini sono difficili da perdere.

Ma i servizi costano, costa gestirli in termini di personale, d’infrastruttura e in sicurezza e questo significa che da qualche parte il guadagno dev’esserci. Anche se esso non è visibile. Nella sostanza la merce di scambio siamo noi, gli utenti, che barattiamo un servizio gratuito per la privacy dei nostri dati personali siano essi ricavati da un messaggio inviato ad un amico o dalla visione di un contenuto hard.

WhatsApp in questo senso diventerà un mezzo in grado di veicolare altri servizi, strada già intrapresa dal concorrente WeChat, includendo la possibilità di accedere a contenuti d’intrattenimento, chiamare un taxi o effettuare pagamenti. La stessa Snapchat ha introdotto la funzione di invio di denaro.

Uno dei primi test di Google (a Londra) di pubblicità cartellonista stradale
Uno dei primi test di Google (a Londra) di pubblicità cartellonista stradale

Niente d’illegale, sia chiaro, ma la pubblicità ci seguirà ovunque nel futuro potendo contare sulle nostre cronologie di navigazione (e sui nostri spostamenti) per catalogarci, mapparci e venderci servizi o immagini. Già oggi è possibile realizzare in tempo reale inserzioni utilizzando come target le abitudini di navigazione degli utenti, un business enorme che negli Stati Uniti ha superato i ricavi del business televisivo e che cresce in doppia cifra anche nei mercati emergenti, come India e Cina.

E proprio dalla Cina giunge in questi giorni la notizia della rimozione forzata di alcune app di messaggistica (come WhatsApp e Telegram) da parte delle autorità cinesi ai danni di privati cittadini ai quali è stata sospesa la connessione ad internet fino a rimozione avvenuta arrivando a chiedere di visionare i telefoni cellulari duranti i posti di blocco (e all’occorrenza a sequestrarli), pur in assenza di prove di un loro uso illegittimo.

il confronto globale dei sistemi di messaggistica
il confronto globale dei sistemi di messaggistica

Se la merce di scambio siamo noi, i nostri dati hanno un certo valore. Qualcuno l’ha anche calcolato: il valore di ogni utente attivo su WhatsApp si attesta attorno ai 42 dollari. Non male, ma ancora lontano dai 141 per utente di papà Facebook.

Esiste un valore che paghereste per potervi garantire una privacy online?

E dire che se aveste (davvero) potuto scegliere, sarebbero bastati pochi centesimi.

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