La critica è una pillola amara ma pur sempre una medicina

Il negozio sotto casa, un mondo malato e tanti poveri stronzi

in Perché l'economia fa girare tutto!

Nel nostro occidente “evoluto” non ci sono più rivoluzioni ed è già tanto se riusciamo a mettere in piazza le nostre opinioni riguardo a quello che ci circonda. Gli appuntamenti più importanti, le manifestazioni che riguardano la globalizzazione o i problemi climatici ed economici di questo pianeta, finiscono per finire nel dimenticatoio o rovinate dall’intervento di qualche facinoroso.

Così, dalle piazze, il dissenso si è spostato su Twitter a colpi di #hashtag. Non serve a un cazzo, ma almeno niente vetrine rotte e i più sono contenti. Le formiche incazzate, al proprietario del giardino, fanno solo tenerezza. Cominciare lentamente a rosicchiargli la casa, per le formichine potrebbe essere efficace. Ma da dove si comincia?

Per prima cosa, cerchiamo di capire una verità scontata ma alquanto scomoda: nel nostro sistema vince chi ha i soldi e controlla le risorse, non chi ha ragione. E se le premesse erano pessime, la globalizzazione ha fatto il resto.

Abbiamo assistito alla creazione di giardini sempre più grandi da parte di pochi proprietari, legittimati da un mercato liberista, e dall’abbattimento delle frontiere nazionali (almeno dal punto di vista commerciale). Formiche sempre più piccole hanno barattato negli anni potere d’acquisito, salari e lavoro, attirate prima dalla visione di lauti banchetti e poi dalla speranza di poterne un giorno far parte.

Siamo nell’epoca del benessere economico eppure il mondo non è mai stato così precario. Il benessere economico ha generato crisi, ha creato divisioni fra i popoli e fratture tra le varie organizzazioni. Si guarda all’uomo che ha potere e successo come un modello da imitare o, ancora peggio, un mito.  

I padroni del giardino, nascosti dietro a brand appariscenti, non hanno più nulla a che vedere con le formiche. Sono aziende, sempre più grandi e sempre più potenti. Nel 2000 e’ stato calcolato che le 200 multinazionali più ricche del pianeta contribuivano alla formazione di circa un terzo del Pil mondiale. Ci offrono prodotti adeguati alle nostre esigenze a prezzi che nessun altro sul mercato può offrire. Ma che costo avrà tutto questo sul nostro pianeta e sulle nostre vite in generale? Sappiamo già che è alto, altissimo, ma facciamo finta di non vederlo.

Esportatori di democrazia nella vignetta di Singer
Esportatori di democrazia nella vignetta di Singer

Consumatori, dipendenti? o entrambi? 

Anche nell’economia locale possiamo osservare questi fenomeni. Di fatto, quando un centro commerciale apre, un sacco di negozietti autonomi chiudono o si trasferiscono all’interno dello stesso. A volte gli stessi titolari diventano dipendenti e a volte gli stessi dipendenti diventano clienti.

La grande distribuzione, i grandi brand, la grande economia. Grandi. Intanto, mentre ciò accade, le piazze dei paesetti hanno le saracinesche abbassate o lottano per non abbassarle, mentre si perdono le tradizioni, l’identità e la storia, solamente perché fa comodo risparmiare andando al supermercato piuttosto che al negozietto sotto casa.

Un bene? Un male? Non è una fiaba dal contenuto morale quella che vado a raccontarvi.

Così succede che il negozio sotto casa va in sofferenza, la fabbrica chiude o delocalizza, il ristorante deve reggere l’urto dei menu a prezzo fisso. Non importa se italiani, polacchi, turchi o indiani. Il mondo di oggi vi vuole competitivi! E un altro padrone della sua vita finirà al servizio di una globalizzazione sfrenata. Ma sarà al sicuro?

Globalizzazione e localismo nella vignetta di Ebert
Globalizzazione e localismo si sfidano nella vignetta di Ebert

Immaginate per momento uno di quei paesini di montagna dove il macellaio si rifornisce della carne dall’allevatore, il falegname di legno dal boscaiolo e così via. Tutti, insomma, soddisfano le proprie necessità principalmente con quello che li circonda. Tutte le attività di base sono di persone che svolgono un servizio per il loro paese e sopratutto domanda ed offerta si incontrano in maniera diretta senza grossi passaggi.

Riprendiamoci i giardini! Non si tratta di boicottare multinazionali o scendere in piazza a protestare. Si tratta solamente di scegliere di favorire le imprese, i prodotti e i servizi locali ogni volta che ne abbiamo la possibilità.

Tutti i grandi cambiamenti sono cosi’ semplici! Cambiare il mondo è inutile se non siamo disposti a cambiare noi stessi.

Accentrare l’economia, accentrare la produzione, accentrare la distribuzione forse ci sta permettendo l’accesso a tante risorse che altrimenti non avremmo mai potuto avere ma nella globalizzazione c’è solo meccanicità e inquietudine. In un Paese il benessere dipende anche dal proprio contributo e si vedono le conseguenze reali di ciò che si è fatto; in una globalizzazione, le conseguenze sono imprevedibili anche (e soprattutto) a lungo termine.

Guardati. Non conosci il cinese, non sei mai stato in Cina, ne hai solo sentito parlare. Così come di molti altri Paesi del mondo dove si mantiene in precario equilibrio tutta l’economia mondiale. Di questo tu non sai praticamente un cazzo! Non ti senti una formichina in un giardino?

Chi è così stronzo con se stesso da affidare a uno sconosciuto tutte le sue sicurezze economiche? Guardati intorno perché è pieno di stronzi, anche tu sei stronzo. E purtroppo lo sono anch’io.

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