San Valentino e l’amore ai tempi del Wi-fi

in Cultura è una parola grossa

E’ San Valentino e l’amore è nell’aria. Con azoto, ossigeno, argon e anidride carbonica. Cinico? Può essere. Ma in generale credo che un uomo non possa amare il giorno di San Valentino, a meno che non sia follemente innamorato, il proprietario della Perugina o perlomeno un pakistano al semaforo.

Dov’è finito il vero romanticismo? Di sicuro non appartiene alla nostra epoca, ricca di apparenza ma profonda come una pozzanghera. Tutto cosi veloce, troppo esageratamente veloce. Quando non c’era internet perlomeno le persone si mancavano di più, si raccontavano di più e (probabilmente) si conoscevano di più. Per il semplice motivo che tutti questi processi erano lenti.

Ora conoscere tante persone è semplicissimo ma la maggior parte dei rapporti ha la stessa utilità di una Coca Light dopo un pranzo di matrimonio in Puglia.

Una cosa che ora appare banale come una foto, non era qualcosa di superficiale a beneficio dell’essere social, ma un regalo importante o un ricordo da tenere per sempre in una pacchiana ma onesta, cornice d’argento.

Io me lo ricordo bene quel periodo, schiacciato contro il vetro di una cabina pubblica a gettoni, torrida estate o gelido inverno che fosse, rovistando nelle tasche alla ricerca degli spicci, preparandomi psicologicamente alle frasi da dire al genitore che avrebbe risposto al telefono.

Non che il mio periodo romantico fosse, con il senno di poi, cosi romantico! I nostri avi intrattenevano lunghe conversazioni a distanza utilizzando calamaio e penne di tacchino, noi siamo arrivati alla sintesi perfetta della comunicazione a squillini fatti con un Nokia 3310.

Ok non voglio fare il catastrofico. Il nostro mondo tecnologico ha aiutato le nostre vite, semplificando operazioni che prima erano complesse, costose o fisicamente impossibili da realizzare. Ci sono talmente tante cose per cui dobbiamo ringraziare il progresso tecnologico che ricordarle tutte è impossibile.

Ma i rapporti quelli no, non ditemi che sono migliorarti ai tempi del Wi-Fi! Una parola scritta in una chat non ha lo stesso peso di una detta di persona, e fingere il contrario è sciocco. Eppure c’è l’idea del contatto. Connessi ma distanti. Spesso da se stessi oltre che dagli altri.

Ne sono cambiate di cose all’ombra luminosa degli schermi!

Mi vengono in mente quelle scene dei film nelle quali giovani donne attendono i propri uomini in guerra con il cuore infranto e gli occhi pieni di speranza. Avrete presente la scena del fazzolettino sventolato al vento, no? Con il treno che si allontana dalla stazione e il fumo che sale rapido fino a fondersi con l’orizzonte.

Altri tempi e altre situazioni. Adesso dieci minuti al gabinetto senza cellulare possono causare crisi diplomatiche più complesse di quelle tra Iran e Arabia Saudita.

La cronologia dei siti web su cui hai navigato, il codice di sblocco del tuo telefono, la tua posizione GPS, sono queste le cose che puoi donare a una donna se vuoi sorprenderla con un regalo speciale.

Volete parlare di amore? Rallentate. E respirate un po’! Azoto, ossigeno, argon e anidride carbonica. A volte basta poco per essere felici.

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6 Comments

  1. Concordo tutto in pieno…i tempi delle lettere nella cassetta della posta, della cabina telefonica e dei baci rubati per strada…erano meravigliosamente genuini. Adesso l’isteria ha preso il sopravvento, la mancanza di fiducia é diventata un sentimento socio-condiviso e il pessimismo imperversa, per non parlare dell’usa-e-getta delle persone. Ci vorrebbe un ritorno al passato o un bel CANC sui database social+un BLACK OUT di almeno un anno perché ci si disintossichi…..

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  2. tornare indietro dalla tecnologia è impossibile, ma ogni tanto il cellurare si può spegnere e ci si può ancora sedere su una panchina in riva al lago a guardare il tramonto o fare una passeggiata nel bosco, soltanto per rimanere un pò soli, lontano da tutti

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  3. Io insisto sul black out, la vita di Sicilia é piú caotica rispetto al lago, per riuscire a godere di un tramonto come si deve mi devo sparare in macchina, fortunatamente a non molti chilometri, ma non sempre mi é possibile. E niente passegiate a piedi in mezzo alla natura, solo smog di paese o di cittá. Quando di rado sono ritornata su al lago mi sono ritrovata, sta cosa di aver vissuto l’adolescenza lí, mi ha graziata di brutto. E devo anche ammettere che i tramonti al lago compensano di luminositá il sole che qui si perde nella grandezza del mare. In compenso ogni tanto riapro uno scatolone pieno zeppo di lettere, il mio ponte tra il nord e il sud, altro che chat…dovevo stare con la frenesia d’aspettarmi con sorpresa chissá quali notizie. L’uso e l’abuso di sti telefoni a volte ci condannano alla scontatezza. Ma come dici tu, tramonti e discorsi fino all’alba tutta la vita!

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