La critica è una pillola amara ma pur sempre una medicina

Guardiamo in faccia il terrorismo

in Cambiare si può!/Cosa succede nel mondo?

Stiamo combattendo la guerra al terrorismo, una guerra disorientante, dove tutte le armi e tutta la tecnologia del mondo si rivelano ogni volta insufficienti a contrastarne le minacce di un fenomeno cosi ampio da poter essere considerato la vera terza guerra mondiale. O semplicemente l’unica guerra che la nostra generazione (occidentale) sta conoscendo.

Una guerra che colpisce le popolazioni, non un affare tra eserciti o combattenti, difficile da capire perché contro ogni istinto di auto conservazione dell’uomo, quello che sta alla base biologica della vita umana. Una guerra che non capiamo del tutto, che non sappiamo gestire.

Se il nemico è invisibile o imprevedibile, non rimane che lo spazio per la paura, il sentimento primordiale che forse più di tutti ha condizionato l’andamento e la storia dell’intera umanità. Il sentimento che più di tutti gli altri unisce le persone e le raccoglie nella lotta del nemico comune. Ma il nemico chi è? E cosa perderemo?

La realtà è che il nemico ha tanti nomi: Al Qaida, Talebani, Boko Haram, Al Shabaab, FARC, l’IS sono solo alcuni, i più conosciuti, tra i gruppi terroristici che hanno raggiunto l’altare dei riflettori mediatici. Il terrorismo in fondo non è altro che comunicazione politica fatta con altri mezzi. Indubbiamente un aereo schiantato contro un grattacielo o un’esplosione in un luogo di transito, sono dei messaggi piuttosto chiari.

Ma non è tutto qui. I terroristi hanno uomini, armi, eserciti, hanno sostenitori che si fondono e confondono tra stati amici e stati nemici. E hanno motivazioni forti, che ci piacciano o no, cosi forti da poter usare esseri umani come armi votate al suicidio. I crimini di guerra non sono solo quando capitano qua, dobbiamo svegliarci dalle convinzioni che ci hanno reso spettatori distratti, anacronistici e illusi di una presunzione d’innocenza verso le problematiche del resto del mondo.

Anche noi abbiamo addosso il sangue di bambini, mogli, mamme, civili e un sacco di merda. E adesso, che di merda ci sporchiamo, diciamo “ma sono terribili, sono dei carnefici” perché la morte di persone innocenti è un concetto meno astratto quando avviene di fronte a noi, vicino a noi.

Il terrorismo non è un nemico ma una tecnica di combattimento.

Ci sono sempre quelli che ti dicono “ma è troppo complicata la cosa, è difficile da capire” per nascondere delle verità scontate e banali: il terrorismo non nasce in Svizzera né in Svezia. Non è un caso se i gruppi terroristici prendono forma e crescono in territori ricchi di risorse che abbiamo colonizzato economicamente e politicamente, designandone confini e padroni riducendo l’Onu ad un preservativo bucato.

Abbiamo a che fare con generazioni deviate, dai ricordi pieni di bombe e odio. I terroristi sono persone malate e noi abbiamo contribuito ad ammalarle di cattiveria. I terroristi non ci ammazzano soltanto per il gusto d’ammazzarci e nemmeno il senso è quello di distruggere i nostri grattacieli, le nostre Chiese, i nostri monumenti. Gruppi come al Qaida e IS sfruttano la disperazione e la rabbia delle persone che non hanno la possibilità di migliorare la propria vita e si comporta come una mafia: sfrutta le disfunzioni sociali, recluta piccoli delinquenti e li sacrifica nelle operazioni suicide, usa la religione come collante ideologico ma di religioso non ha nulla.

Come si fa a sconfiggere il terrorismo? Possiamo schedare ogni essere umano, mettere microchip sotto ogni pelle e telecamere a ogni angolo, possiamo bombardare villaggi ed eseguire rappresaglie ma questo non servirà. I sintomi non li abbiamo voluti vedere, le guerra non ha combattuto Bin Laden ma ne ha prodotti centinaia: il problema del terrorismo non si risolve uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. Non va distrutto ma spento.

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Il terrorismo visto dalle provocatorie illustrazioni di Gunduz Aghayev, giovane illustratore originario dell’Azerbaigian.

Vinceremo se riusciremo a capire che costruire un mondo migliore è possibile, ma il cambiamento deve partire prima di tutto da noi stessi e dal nostro modo di vedere le cose. Vinceremo se riusciremo a creare integrazione isolando le persone e le idee estreme, se non ci faremo prendere dalla paura del diverso, se collaboreremo con le comunità. Vinceremo quando non ci sarà più bisogno di affermare una qualsiasi supremazia, di pensiero, religione o di razza.

La vera guerra al terrorismo non si conduce devastando ulteriormente villaggi semi distrutti ma dando ruolo, potere ed eserciti all’ONU, spazio agli interventi di terra e in difesa delle popolazioni. Dobbiamo intervenire economicamente sui debiti dei Paesi poveri, aprendo i nostri ricchi mercati ai prodotti di base di questi paesi, finanziando l’istruzione per i 115 milioni di bambini ora privi di qualsiasi accesso alla scuola, portando assistenza alle popolazioni in difficolta’, intervenendo direttamente sul territorio costruendo strade, ospedali, case. Organizzando servizi.

Pensate sia un programma costoso? sapete quanti miliardi sono stati spesi in questi anni, dopo l’11 Settembre, per la guerra al terrore? Secondo uno studio elaborato dall’Università di Boston i soli Stati Uniti hanno speso quasi 4,4 trilioni di Dollari. 4.000.000.000.000 Euro. Sarebbero tanti, anche se fossero serviti a qualcosa. Figuriamoci cosi.

 

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8 Comments

  1. Einstein sosteneva che le teorie fisiche per essere vere dovevano esser comprensibili anxhe da un bambino …..la verità è semplice solo che è nascosta dalle complicazioni …..fermarsi alle apparenze nn aiuta anzi ….
    I problemi sono semplici siamo noi con i ns interessi personali che li complichiamo …..

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