La critica è una pillola amara ma pur sempre una medicina

L’altra faccia degli Stati Uniti d’America

in Cosa succede nel mondo?

Nell’America che ci hanno raccontato, da sempre convivono luci e ombre, anche se spesso delle ombre ci si è spesso e volentieri dimenticati, o sono sembrate dei compromessi accettabili allo sviluppo della principale potenza militare, economica e mediatica mondiale.

Gli Stati Uniti non sono una nazione ma uno status symbol, osannato e odiato, in una continua miscela di situazioni estreme che non hanno uguale in nessun altro Paese del mondo.

Qualche esempio? Negli Stati Uniti i diritti fondamentali degli individui sono sacri e da tutelare in ogni modo, ma questo concetto non distingue tra il diritto a possedere armi automatiche e il diritto di parola. Negli Stati Uniti esiste una delle migliori sanità del mondo, forse la migliore in assoluto, eppure tantissime persone rischiano di morire in caso di malattia.

Gli Stati Uniti sono una delle nazioni più religiose del mondo (gli scandali sessuali sono costati il posto perfino ad alcuni presidenti) eppure sono i maggiori produttori al mondo di film e materiale per adulti.

Gli Stati Uniti sono la nazione che inquina di più al mondo e che ha creato gli OGM, sono la nazione più ricca di armamenti e l’economia simbolo della globalizzazione, eppure lì i movimenti ambientalisti hanno mosso i primi passi, come del resto il movimento pacifista o quello no global.

Gli Stati Uniti hanno prodotto alcuni dei più grandi personaggi nel nostro tempo e un numero di premi Nobel impressionante, eppure esiste un divario così ampio tra l’istruzione privata e quella pubblica paragonabile solo a quella riscontrata nei paesi che Terzo Mondo.

Si potrebbe continuare (quasi) all’infinito: tutto quello che da noi è fortemente burocratizzato e centralizzato negli Stati Uniti segue schemi liberali portati all’eccesso ma proprio per questo non equi.

Nell’immaginario collettivo gli Stati Uniti sono la patria del boom economico, il simbolo del capitalismo meritocratico, dove chiunque idea può diventare vincente. Ed e’ realmente cosi e nessuno può negarlo. Ma che prezzo ha dovuto pagare la sua società per mantenere attivo questo sogno? Come mai ci troviamo di fronte a questo sistema caotico e schizofrenico?

“Il nostro sistema Americano, chiamalo Americanismo, chiamalo capitalismo, chiamalo come ti pare, dà ad ognuno di noi una grande opportunità se solo sappiamo coglierla con entrambe le mani e trarre il massimo da essa.”

Al Capone

Gli Stati Uniti sono la storia di una selezione economica.

L’indubbio protagonista della storia degli Stati Uniti è il denaro. Tutti sono arrivati in America per il denaro o a causa di esso, dai primi coloni europei in giacca elegante a quelli fuggiti dall’oppressione, dalla povertà o dalla prigione. Dagli schiavi importati dall’Africa fino agli immigrati messicani. Quella terra (che apparteneva ad altri) è diventata la patria di un mix unico di egoismo ma anche di solidarietà e coraggio, dove sacrificio, rischio, spirito d’adattamento e tenacia sono stati alcuni degli ingredienti di un meccanismo di selezione che non ha avuto alcuna pietà per i più deboli, fossero essi nativi, immigrati, liberi o schiavi e che ha generato questo essere contraddittorio e per lo più alieno al nostro modo di pensare che è l’americano medio.

La società americano ci ha donato un modello estremo: chi perde perde tutto, chi vince vince tutto. E se tutti, ma proprio tutti, hanno la possibilità di lottare alla scalata al successo, nulla è garantito ad alcuno e l’insuccesso equivale alla vera emarginazione.

È stato così per i neri, per i cinesi, per i latino-americani, per gli italiani, per le donne, per gli omosessuali e continuerà ad essere così per tutti, qualunque sia il colore della loro pelle, la loro etnia, la fede in cui credono, il loro sesso o il loro orientamento sessuale. Non c’è minoranza, non c’è individuo, per quanto emarginato o discriminato che non possa emanciparsi, arrivare in cima alla piramide. Questo è il motore del grande sogno americano.

Ma l’insuccesso e’ devastante. Questa è l’altra faccia dell’America che tutti noi conosciamo ma che tutti noi abbiamo fatto finta di non vedere, perché in fondo rappresenta un modello utopico che a prima vista, se non appare giusto, non appare completamente sbagliato. Il desiderio di rivalsa e di miglioramento della propria condizione hanno, da sempre, spinto l’umanità a progredire e a migliorarsi. Ma questo modello ha dei limiti e questi limiti si stanno manifestando nell’acutizzarsi delle diseguaglianze sociali, per questo la sfida della risposta a queste problematica diventa impellente e fondamentale.

Più forti sono i sintomi del malessere più forti sono le preoccupazioni. Più imprevedibile sarà il futuro.

 

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